Conversano

Dove si trova Conversano?

La città sorge su una dolce collina a 219 s.l.m., domina il territorio circostante sino al mare Adriatico che dista circa 6 km. Il paesaggio intorno è quello tipico della Puglia, molto verde, per la presenza di frutteti, uliveti, vigneti, mandorleti e soprattutto ciliegeti destinati all’esportazione. Confina a Nord col comune di Mola, a Nord-Est con Polignano, a sud-est con Castellana, a sud con Putignano, a sud-ovest con Turi e a nord-ovest con Rutigliano. La superficie del territorio (127 km²) è una tra le più estese del sud-est barese. All’interno del suo territorio sono presenti due isole amministrative (“enclavi”) appartenenti territorialmente al comune di Polignano a Mare.

Cosa Vedere a Conversano?

“Una ridente cittadina a 219 metri sul livello del mare”, questa è la definizione sui libri scolastici ma chi intraprende la visita e la conoscenza di questa città ne resterà incantato.
Terra di colori, di profumi, di maestosi monumenti e di vicoli storici.

Il CASTELLO DI CONVERSANO sovrasta la collina, cuore pulsante della città, residenza della famiglia Acquaviva d’Aragona, sito di storia e leggende da ascoltare e approfondire incuriositi.

La PINACOTECA, residenza delle famose tele rappresentanti la “Gerusalemme Liberata” scritta da Torquato Tasso e dipinta da Paolo Finoglio.

Su Piazza Castello si affaccia anche la Cattedrale di Conversano. In stile romanico pugliese, è un edificio molto caratteristico fatto interamente di pietra bianca con un bellissimo rosone nella parte centrale della facciata. Il Duomo si presenta perfettamente intatto grazie alle opere di restauro che gli hanno donato lo splendore delle origini.

La BASILICA CATTEDRALE, tipico esempio di romanico pugliese, casa dell’icona della MADONNA DELLA FONTE, patrona di Conversano.

Cosa mangiare a Conversano? Dove mangiare a Conversano?

Prodotto tipico della terra Conversanese è la CILIEGIA, il frutto rosso per eccellenza ed è proprio impareggiabile l’inconfondibile forma a cuoricino, il sapore succulento e l’odore che sprigiona al primo morso la regina tra le varietà delle ciliegie: la FERROVIA.ciliege conversanesi

Cosa fare a Conversano?

In primavera si svolge “Maggio Conversanese” una kermesse che ruota attorno ad eventi culturali e d’intrattenimento come la “Sagra della Ciliegia”, nota ricorrenza nonché occasione per degustare i prodotti tipici locali

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CHIESA E CONVENTO DEI SS. MEDICI COSMA E DAMIANO

prospetto del castello di conversano

Negli anni trenta del Seicento il conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona (Il Guercio di Puglia) e la consorte Isabella Filomarino commissionarono il rinnovamento dell’antica chiesa romanica di San Matteo, intitolando il nuovo complesso ai Santi Medici Cosma e Damiano, a cui i conti erano particolarmente devoti, avendone ricevuto una grazia.
L’edificio preesistente fu sottoposto ad un totale rifacimento secondo lo stile barocco, e l’incarico dell’integrale riprogettazione dell’apparato decorativo interno, fu affidato al pittore napoletano Paolo Finoglio. Egli, morto prematuramente nel 1645, non vide mai compiuta l’opera, proseguita dai suoi allievi; la chiesa fu poi consacrata nel 1660 dal vescovo Giuseppe Palermo.
L’esterno si presenta estremamente sobrio, con muratura compatta e uniforme in pietra calcarea (quasi ispirandosi all’antico stile romanico). La facciata presenta cordoli che la percorrono orizzontalmente e, in asse con il portale di ingresso, una grande finestra con lesena, il cui modello è ripreso dalle più piccole finestre sul prospetto laterale (all’intersezione con Corso Umberto). Il campanile è a due ordini, in mattoni.

retrostante castello di conversano

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La storia di Conversano:

L’antica NORBA

Le origini della città risalgono al più tardi all’età del ferro, quando le popolazioni indigene, iapige o peucete, fondarono su una collina più elevata rispetto al territorio circostante una città di nome Norba e la dotarono di possenti mura in pietra (il toponimo, non unico in Italia, infatti significherebbe “città fortificata”).

La città ebbe una felice ubicazione, posta com’era lungo un importante asse viario. Questo la rese presto un abitato fiorente, al centro dei traffici tra le colonie magnogreche della costa e le popolazioni indigene dell’interno. L’ampia necropoli risalente al VI secolo A.C. ha restituito, infatti, decine di tombe con ricchi corredi funerari, in parte di matrice ellenica.

Nel 268 a.C., con l’estensione dell’egemonia romana in Peucezia, anche Norba perse la propria autonomia; ciononostante, mantenne un ruolo rilevante, come attestato da cospicui ritrovamenti di monete, armature, manufatti in terracotta e gioielli, grazie agli scavi archeologici compiuti dentro e fuori dalla cinta muraria. La stessa Tavola Peutingeriana riporta il toponimo Norba, ma l’abitato non sopravvisse alla dissoluzione dell’Impero d’Occidente, presumibilmente per opera dei Visigoti di Alarico che passarono attraverso l’Apulia nel 411.

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Medioevo
Già a partire dal V secolo D.C., non molto tempo dopo la presumibile scomparsa di Norba, e nello stesso luogo, le fonti attestano l’esistenza del toponimo Casale Cupersanem, che probabilmente fu sede vescovile sin dall’VII secolo. Nel 949 gli Annales Barensis attestano l’azione tesa all’assedio di Conversano da parte del casale Platipodi.

Vista aerea della città di conversano

Ma fu dalla metà dell’XI secolo, con la dominazione normanna delle regioni meridionali della penisola italiana, che il luogo assurse a vero e proprio centro di potere: intorno al 1054 Goffredo d’Altavilla nipote di Roberto il Guiscardo, prese il titolo di comes Cupersani e fece della cittadina il fulcro di un’amplissima contea, estesa per buona parte della Puglia centro-meridionale, tra Bari e Brindisi e fino a Lecce e Nerito (Nardò). L’importanza della corte conversanese nel panorama nobiliare di quegli anni è ben attestata dall’aver ospitato a Conversano per alcuni mesi il duca di Normandia Roberto II detto il Cortacoscia, figlio del re d’Inghilterra Guglielmo il Conquistatore, che era di passaggio in Puglia al termine della prima crociata; Roberto II sposò anzi Sibilla, figlia di Goffredo, e ricevette una dote ampia abbastanza per riscattare l’ipoteca di 10.000 ducati sul ducato di Normandia accesa prima della partenza per la Terrasanta.

L’ascesa degli Acquaviva d’Aragona

L’ultimo conte Orsini del Balzo era Giovanni Antonio, figlio di Raimondo principe di Taranto e di Maria d’Enghien (che poi avrebbe sposato in seconde nozze Ladislao I d’Angiò). Giovanni Antonio diede in dote l’intera contea di Conversano – che comprendeva i centri di Castellana, Casamassima, Castiglione (centro abitato poi scomparso, tra Conversano e Castellana), Noci e Turi – a sua figlia Caterina, sposa del duca d’Atri Giulio Antonio Acquaviva. Iniziava così nel 1455 il lungo possesso del feudo di Conversano da parte della casata degli Acquaviva che, salvo una parentesi di quattro anni, lo avrebbe detenuto ininterrottamente sino all’abolizione dei diritti feudali del 1806.

Giulio Antonio Acquaviva, ritenuto dai contemporanei un valente condottiero, si distinse soprattutto nella battaglia di Otranto contro i Turchi (1481). Quello stesso anno morì in battaglia per un’imboscata, lasciando il feudo in eredità a suo figlio Andrea Matteo. Anche costui eccelse in numerose battaglie; il suo comportamento eroico gli valse il riconoscimento, da parte del re di Napoli Ferdinando I, del privilegio di aggiungere all’arma del suo casato quella reale e di modificare il cognome in Acquaviva d’Aragona. Le sue fortune a corte però furono offuscate dall’accusa di aver preso parte alla cosiddetta congiura dei baroni, tanto che patì la prigione e la temporanea perdita della contea a beneficio del duca di Termoli, Andrea di Capua (1504-1508). Tornato a Conversano, ebbe modo di distinguersi come mecenate, bibliofilo e letterato e fu incluso nell’Accademia di Jacopo Sannazzaro. Morì nel 1529, mentre Conversano era funestata da un’epidemia di peste.

Giangirolamo II, il Guercio delle Puglie
Alla casata degli Acquaviva d’Aragona apparteneva anche il celebre Guercio delle Puglie, il conte Giangirolamo II (1600-1665), che amministrò il feudo dal 1626 al 1665 circondato da enorme potere, molti nemici e molte leggende.

Le cronache lo descrivono come un feudatario dispotico e senza scrupoli, avvezzo alla violenza gratuita e in grado di sfruttare ogni circostanza per accrescere il suo potere. Così fu in occasione dell’effimera repubblica napoletana di Masaniello (1647) che si propagò anche in Puglia: benché la corona spagnola si fosse rivolta a Giangirolamo perché riportasse all’ordine le terre pugliesi sollevatesi contro i signori locali (cosa che avvenne ad esempio in Terra d’Otranto a San Cesario e Nardò), quando i rivoltosi di Martina ripararono nel territorio di Conversano, il conte accordò loro protezione per servirsene più avanti come esecutori delle azioni più efferate nei confronti dei suoi sudditi meno docili, come accadde a Locorotondo in occasione del sacco del 1648. Ben presto, i tanti nemici di cui si era circondato fecero giungere notizia alla corte spagnola degli abusi di Giangirolamo, che nel 1650 fu pertanto tradotto a Madrid e imprigionato. Proprio quando si apprestava a tornare nel suo feudo lasciato nel frattempo nelle mani di sua moglie Isabella Filomarino della Rocca, morì vittima della malaria. Era il 1665.

scale del vicciarolo

In realtà la figura del Guercio resta incompleta senza menzionare il mecenatismo della sua corte. Si trattava certamente di un preciso programma politico, volto ad accrescere il prestigio del casato. Tuttavia Giangirolamo e sua moglie Isabella arricchirono la collezione di famiglia che con loro giunse a contare oltre cinquecento dipinti e svariate altre opere d’arte, tra mobili e suppellettili; diedero inoltre ospitalità al pittore Paolo Finoglio, che nel lungo soggiorno conversanese (1622-1645) fu autore di diverse opere: dagli affreschi della camera degli sposi, alle dieci grandi tele del ciclo ispirato alla Gerusalemme liberata, ambedue ospitati nel castello, alle fastose decorazioni nelle chiese cittadine del Carmine e dei Santi Cosma e Damiano che venivano edificate in quegli anni.

Anche la costruzione dei trulli di Alberobello fu un espediente di Giangirolamo per eludere l’editto vicereale che richiedeva l’assenso della corte per la fondazione delle città: grazie alla particolare tecnica costruttiva a secco, ogni volta che si approssimava l’ispezione regia il Guercio poteva dare ordine di distruggere i tetti delle abitazioni, che in seguito sarebbero stati ricostruiti agevolmente.

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Mura megalitiche
Al VI secolo a.C., quando l’abitato di Norba raggiunse l’apice della potenza e della ricchezza, si fa risalire un’importante opera di fortificazione attorno alla collina dove sorgeva la città. Tale cinta muraria, in buona parte inglobata nelle costruzioni successive ma talvolta visibile sul tessuto murario ordinario, era formata da enormi massi parallelepipedi aventi sezione media di 0,60 metri e lunghezza di 1,60, sovrapposti con tecnica a secco così da formare muri spessi fino a 4 metri. Lunghe 790 metri, le mura megalitiche racchiudono un’area di 4,75 ettari. Tuttora sono presenti tratti delle mura in alcune zone del centro storico. Presentano tutti i caratteri delle costruzioni proprie dei Pelasgi, e ci dicono che Conversano sorta su quelle mura è da ritenersi una riedificazione di una città distrutta, molto più antica e fondata dai Pelasgi 18 secoli a.C.; epoca in cui emigrarono dall’oriente verso la Puglia.

Castello
Il Castello di Conversano sorge sul punto più alto della collina su cui sorge la città, in una posizione in grado di dominare l’intero territorio circostante fino al mare, e delimita l’antico largo della Corte, un’ampia piazza dalla forma irregolare da sempre fulcro della vita cittadina.

Castello di conversano visto dall'alto

Del castello, che si presenta oggi come una cittadella in pietra costituita da edifici appartenenti a diverse epoche e gusti architettonici, si può apprezzare ora l’aspetto inespugnabile, ora la raffinatezza degli ambienti signorili più tardi. Esso è stato residenza dei conti di Conversano per quasi sette secoli, sin da epoca normanna. Tuttavia la sua storia è ben più antica: probabilmente già al tempo della guerra greco-gotica (VI secolo d.C.). Sullo stesso luogo sorgeva un edificio di difesa che inglobava un tratto delle mura megalitiche dell’antica città di Norba.

Di sicuro i primi feudatari normanni imposero nell’XI secolo la ricostruzione di un maniero sulle rovine del precedente. Del nucleo originario normanno si conserva oggi una torre a base quadrata, nota come Torre Maestra e un affresco posto sulla volta dell’ingresso originario, raffigurante i santi Cosma e Damiano. In seguito, importanti lavori di ampliamento furono realizzati, tra gli altri, dai conti Lussemburgo (XIV secolo) che promossero l’edificazione dell’alta torre circolare all’angolo nord, proprio dove il crinale dell’acropoli si faceva più ripido. Intorno al 1460, gli Acquaviva costruirono una torre a base dodecagonale, più tozza e con le mura a scarpata, particolarmente ardita dal punto di vista ingegneristico: al suo interno infatti, è presente una cisterna attorno alla quale gira un corridoio munito di caditoie, essenziali per la difesa della città.

I secoli successivi videro l’ulteriore trasformazione dell’edificio che a mano a mano andava perdendo i caratteri del maniero per configurarsi come elegante dimora signorile, adatta al prestigio dei potenti feudatari. L’ingresso attuale si apre lungo il muro di cinta posto su piazza Conciliazione, costruito nel 1710 per volere della contessa Dorotea Acquaviva. È possibile così accedere a un cortile interno che a sua volta garantisce l’accesso al porticato tardo-rinascimentale. Ulteriori interventi sul complesso edilizio si sono susseguiti sino alla fine dell’Ottocento.

Attualmente il castello è solo parzialmente acquisito al patrimonio comunale, mentre alcune ali – inclusa la camera nuziale decorata con le scene dell’Antico Testamento di Paolo Finoglio – sono tuttora proprietà private. Nell’area pubblica dell’edificio ha oggi sede la Pinacoteca civica che espone le grandi tele del ciclo della Gerusalemme Liberata sempre opera del Finoglio.

Lago di sassano

Nel territorio di Conversano, fuori dell’abitato, si può visitare la Riserva Naturale Regionale Orientata Laghi di Conversano e Gravina Monsignore: dieci doline carsiche, accogliendo l’acqua piovana, si trasformano in suggestivi laghetti; la gravina di Monsignore è invece un’incisione carsica che si estende dall’estrema Murgia di sud-est fino alla costa. Ammirate il paesaggio fatto di boschi, pascoli, campi e uliveti, e disseminato di antichi segni di insediamento come muretti a secco, ‘casedde’ e ‘specchie’.

la Riserva Naturale Regionale Orientata Laghi di Conversano e Gravina Monsignore: dieci doline carsiche, accogliendo l’acqua piovana, si trasformano in suggestivi laghetti; la gravina di Monsignore è invece un’incisione carsica che si estende dall’estrema Murgia di sud-est fino alla costa. Ammirate il paesaggio fatto di boschi, pascoli, campi e uliveti, e disseminato di antichi segni di insediamento come muretti a secco, ‘casedde’ e ‘specchie’.

Lungo la strada provinciale che unisce Conversano con Putignano, a circa 6 km dal centro si trova il Castello di Marchione. La costruzione era utilizzata come riserva di caccia dagli Acquaviva d’Aragona, abitualmente residenti nel Castello della città. Tale luogo, esteso per circa 1.260 ettari, era circondato da un bosco di querce e dalla macchia mediterranea. Di questa ricca flora sopravvive oggi solo una quercia, antica di cinque secoli. Secondo una leggenda un passaggio segreto collega il Marchione col Castello di Conversano.

È in questo scenario che si svolgono i numerosi eventi culturali di Conversano, come la festa di Sant’Antonio Abate (il 17 gennaio) e la Sagra della ciliegia (a giugno). Fuori città vi aspettano invece il Castello Marchione e i suggestivi Laghi.

Dove dormire a Conversano?

Perché visitare Conversano?

loghi del gruppo norba

Il Gruppo Norba nasce nel 1976 a Conversano, città d’arte in provincia di Bari, su impulso di Luca Montrone, che tutt’oggi lo presiede. Norba è il nome prelatino di Conversano, villaggio sorto tra l’VIII ed il VI secolo a.C.

Il Gruppo opera da 40 anni come leader nel settore della comunicazione multimediale nel Mezzogiorno.

sede del gruppo norba e luminarie

A partire dal 2010, durante la sperimentazione che ha preceduto il passaggio dal sistema analogico al digitale, nascono le due TV tematiche del Gruppo: prima TG Norba 24, TV all news, e poi Radionorba Television, la prima radiotelevision in Europa.

La nuova sede di Conversano, il “The Heart”, che si estende su una superficie di oltre 3mila mq, disporrà tra l’altro di un contenitore per eventi live, digital rooms per la creazione di contenuti digitali e di 4 nuovi studi per le dirette. Le scenografie dal design fluido e futuristico, realizzate anch’esse in collaborazione con la divisione creativa di Sky, disporranno di una infrastruttura tecnologica composta da oltre 100 mq di led ad alta risoluzione, 220 corpi illuminati, proiettori a teste mobili e telecamere in 4k, il tutto gestito da un mediaserver per la sincronizzazione di audio luci video e grafiche.

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Contrada Gorgorenzo, n. 15
Conversano, Puglia 70014
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Cell.: +393317271337
Email: info@masseriaalberotanza.it
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